sistema museo
megafono
immagine
PAESAGGIO ITALIANO. L'Infinito tra Incanto e Sfregio
Recanati (MC), Villa Colloredo Mels
01 dicembre 2019 - 15 gennaio 2020
PAESAGGIO ITALIANO. L'Infinito tra Incanto e Sfregio
A cura di: Vittorio Sgarbi
Categoria: Fotografia
Promossa da: Associazione di promozione culturale Lo Stato dell’Arte
Con la collaborazione di: Sistema Museo
Orari di apertura:
dal martedì alla domenica 10-13/15-18
Chiuso 25 dicembre, 1 gennaio
Vittorio Sgarbi sceglie Recanati come luogo ideale per la sua rassegna di fotografia contemporanea. “Paesaggio Italiano – L’Infinito tra Incanto e Sfregio”, questo il titolo della mostra, è il progetto curato da Vittorio Sgarbi su idea dei suoi storici collaboratori Sauro Moretti, manager, e Nino Ippolito, ufficio stampa, che dal 1 ° dicembre al 15 gennaio 2020 sarà realizzato dal Comune di Recanati e Sistema Museo a Villa Colloredo Mels.

Nell’anno in cui si celebrano i duecento anni dalla stesura de L’Infinito di Giacomo Leopardi, prende il via una selezione aperta a tutti i fotografi, professionisti e non, che vogliono raccontare il rapporto tra uomo e natura, tema leopardiano attualissimo, con cento scatti al paesaggio italiano in tutte le sue declinazioni: urbano, naturalistico, industriale. Le immagini, che saranno personalmente selezionate dal noto critico d’arte, diventeranno le protagoniste della grande rassegna fotografica nelle sale del museo civico di Villa Colloredo Mels. La rassegna fotografica che si svolgerà a Recanati vuole essere un momento di riflessione su come l’Italia sia cambiata trasformandosi nel paese del cemento, mettendo in discussione la definizione e la riconoscibilità del paesaggio stesso.

La mostra “Paesaggio Italiano – L’Infinito tra Incanto e Sfregio”.

Il paesaggio italiano in mostra viene raccontato attraverso scatti che sono piccole e grandi storie, dalla bellezza al degrado, nelle immagini di 58 fotografi, tra professionisti ed amatori evoluti, i cui lavori sono stati selezionati da Sgarbi tra migliaia di autocandidature arrivate. Sono 90 le foto in mostra, e non è solo la bellezza ma sono soprattutto le storie dei luoghi e le gesta dei suoi abitanti a segnare il paesaggio italiano nelle sue contraddizioni, tra tran tran quotidiano e situazioni straordinarie, in un passato glorioso col futuro ancora da scrivere.

C’è l’Incanto nella fotografia che registra la bellezza che ci circonda, come nella veduta del Cretto di Burri nello scatto di Nino Ippolito, la magia del Monte Tabor e del Colle dell’Infinito nelle immagini di Gianfranco Lelj, grande ritrattista dei divi del cinema, nonché fotografo di scena di grandi registi come Federico Fellini, Ettore Scola e Zeffirelli.

E in mostra c’è anche lo sfregio alla natura, all’architettura, alla salute e alla decenza. Lo sfregio è nell’indifferenza del cittadino alla cosa comune che tutti ci riguarda, come nelle De_Composizioni di Luca Tentorio e Lorenzo Carloni, giovani fotografi che si interrogano sul “cammino” del rifiuto una volta abbandonato al suo destino di prodotto errante. E la testimonianza di un malcostume che ha radici lontane, nella Venezia Sporca di Massimo Bersanetti, che risale agli anni ’70 e a quel che resta dopo un mercato sull’acqua.

Sfregio è la fabbrica monstre incapace di mantenere lavoro e salute, i cui danni sono ritratti con inedita delicatezza in due scatti di Florinda Orsini, allieva dei corsi di fotografia di Inforidea e tratti dal progetto collettivo Luci e Ombre curato da Cristina Mura: dell’Ilva di Taranto vediamo i suoi effetti negli sguardi dei vivi e nella polvere rossa che si accumula sulle tombe.

Sfregio sono i piani regolatori demenziali che affumicano interi paesi senza mai trovare una soluzione al traffico, come nel caso di Lastra a Signa e della sua protesta dei lenzuoli, portata in mostra nello scatto “Ero un lenzuolo bianco” di Daniele Pisani. Sfregio sono le bagnarole dei migranti affondate e lasciate a marcire sulle coste del Sud Italia, come testimonia Andrea Imbrauglio, sono gli ecosistemi calpestati per cause di forza maggiore nell’immagine di Enrico Angheben, sono le targhe poste a memoria di chi poteva essere salvato proprio da chi le ha messe lì, ex post, nella foto di Fabiano Anello.

E c’è il Paesaggio Umano, che ci mette davanti immagini che sembrano scattate negli anni ’70 e che invece raccontano un presente italiano che di lasciar andare il passato non ne ha la minima intenzione.

C’è il fascino perenne del mangereccio abbordabile delle sagre di paese, incrollabile tradizione italiana (nello scatto “Da Gigina” di Antonio Baratto), ci sono gli umarell annoiatissimi che mai si danno per vinti – gli anziani intenti a fare gli anziani in città – nello scatto milanese del giovane fotografo Alessandro Giugni; le processioni religiose che sembrano un set di Dolce & Gabbana; gli ambulanti che ancora girano di casa in casa con i loro mille prodotti da vendere (Canzio Oricchio, fotografo passeggiatore); le vacanze spiaggiate, immortalate dall’avvocatessa e fotografa Paola Bellomo, con pranzi pantagruelici al seguito che richiedono la fatica di almeno tre generazioni di famigliari per traslocarli fronte mare; chi non ha ancora il condizionatore in casa e corre ai ripari contro il caldo dell’ultima estate micidiale, nello scatto napoletano di Carlo Marchisio: tutte immagini di un’Italia che resiste al contemporaneo e se ne frega, tra lamentele, usi e costumi duri a morire.

Ci sono i senzatetto sfiniti e quelli che resistono, nei ritratti neorealistici di Paolo Cudini; e c’è lo scatto degli allievi del corso di fotografia Inforidea nel carcere di Avezzano, partecipanti dall’interno della prigione al progetto Luci e Ombre – e non si sa chi l’abbia scattata, poiché le macchine fotografiche venivano usate da tutti i detenuti, tra i quali l’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, anch’egli parte del progetto ed autore certo dell’azzeccato titolo: Insieme (ma non) per forza.

C’è l’Utopia dei non-luoghi, posti che avevano vita e scopi ed ora semplicemente sono lì, senza la speranza di nuova destinazione o di un restauro conservativo.

Ci sono le ex fabbriche colossali, non più cattedrali del lavoro ma personaggi in attesa di Godot, come nello scatto dell’ex tubificio Vianini di Dorotea Rossi; i blocchi in mattone che nascondono ex impianti di lavorazione di concimi chimici, col loro segreto di metalli pesanti e sostanze tossiche che continuano a far compagnia agli ignari bagnanti nello scatto dell’archeologo Matteo Tadolti; le orecchie ormai sorde della guerra fredda che ancora si stagliano nel panorama del Monte Giogo (Emanuele Barbieri); le piscine delle ville abbandonate, ormai regno di vegetazione, ruggine e visioni di ciò che è stato negli scatti glamour di Ulyana Accaramboni. C’è la tragedia annunciata in un’immagine – Vite appese a un filo – che ferma il tempo poche ore prima di una storia nera di omicidio/suicidio che nel 2017 sconvolse la città di Ferrara e che distrusse in un colpo solo l’ultima di una generazione di antiquari e la loro casa, nello scatto premonitore della ferrarese Sara Gazzotti.

Il Paesaggio Interiore, lo stato d’animo che ci portiamo dentro e che va a intaccare anche il paesaggio in cui viviamo, è quello espresso negli scatti di Fabiola Catalano, dove nelle stanze chiuse si manifesta, capovolto, il panorama esterno, come i tormenti interiori dei suoi protagonisti. Può essere una sensazione comune, a chi scatta e a chi guarda, un panorama che si fa ricordo di amori passati, che evoca profumi, odori e canzoni solo a guardarlo, come i resti della camporella di Giuseppe De Berti.

Ma è una debolezza svelata, che si fa conquista del sé e del trauma personale archiviato, non più nascosto e quindi finalmente battuto, un reduce che si porta a casa ferite e vittoria: ed è l’autoscatto con cicatrice nel bosco di Emily Luchini. Ma il Paesaggio Interiore può essere un luogo segnato per sempre dalle vibrazioni di un delitto, che la foto coglie poco prima che accada, come la pagina che precede la scoperta dell’assassino, e questo capita nella pineta de Il Cannibale immortalata dall’avvocatessa e fotografa Annamaria Pinciotti. E c’è la vita da spiaggia che non deve, non può e non vuole essere disturbata nemmeno da una nave che sta oscurando il cielo coi suoi fumi velenosi, nella foto di Laura Ruggiero.

E poi c’è la Città, fonte di ispirazione inesauribile: c’è lo scatto di Ottavio Colosio, La Tonnara – nome in gergo che gli operatori tv danno all’ammassamento convulso dei giornalisti intorno al personaggio del giorno – ripresa a Milano. E nei palazzi delle città, stretti gli uni con gli altri, piano su piano, si esalta anche l’odio più naturale del mondo, quello per i propri vicini di casa che, ne I Blasonati di Giovanni Ruggeri sono esposti per quello che sono: palazzi signorili davanti, orrendi ballatoi fatiscenti di dietro.



#paesaggioitaliano


Info e prenotazioni:
Musei civici di Villa Colloredo Mels
071 7570410
recanati@sistemamuseo.it
Autore: Sistema Museo
Data di pubblicazione: 19 novembre 2019
 
Tariffe:

Intero 10 €

Ridotto 8 €: gruppi minimo 15 persone, gruppi accompagnati da guida turistica abilitata, possessori di tessera FAI, Touring Club, Italia Nostra, Coop, Alleanza 3.0 e precedenti Adriatica, Nordest, Estense. Ridotto 5 €: possessori di Recanati Card, Card McCult, Pesaro Card, aderenti al Campus Infinito, gruppi scolastici da 15 a 25 studenti.

Gratuito: minori fino a 19 anni (singoli), soci Icom, giornalisti muniti di regolare tesserino, disabili e la persona che li accompagna

visite guidate
su prenotazione

info & servizi
icona
Servizi Educativi
icona
Visite guidate
servizi educativi in città
icona
INFINITO EXPERIENCE
centro storico, Recanati
icona
LEOPARDI EXPERIENCE
centro storico, Recanati
icona
RECANATI E LA VOCE DI GIGLI
centro storico + Museo Beniamino Gigli + Teatro Persiani, Recanati
icona
UN GIORNO CON NOI! UNA CITTA' IN POESIA
Centro storico + Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
ALL'OPERA CON BENIAMINO!
Museo Beniamino Gigli, Recanati
icona
GIGLI DA CAMERA! Ascolto dal vivo!
Museo Beniamino Gigli, Recanati
icona
LA DELICATEZZA DI GIGLI
Museo Beniamino Gigli, Recanati
icona
NON TI SCORDAR DI ME
Museo Beniamino Gigli, Recanati
icona
SON GIGLIOSO SE TI ASCOLTO
Museo Beniamino Gigli, Recanati
icona
STORIE D'INCONTRI E CUCINE
Museo Beniamino Gigli, Recanati
icona
STUPORI DI SUONI E DI SVEGLIE A COLORI
Museo Beniamino Gigli, Recanati
icona
TANTI SALUTI E BACI
Museo Beniamino Gigli, Recanati
icona
COSE DELL'ALTRO MONDO
Museo dell'Emigrazione Marchigiana, Recanati
icona
IL GIORNALINO DEI MIGRANTI
Museo dell'Emigrazione Marchigiana, Recanati
icona
LA VALIGIA DEI RACCONTI
Museo dell'Emigrazione Marchigiana, Recanati
icona
PICCOLI SOGNI PER GRANDI VALIGIE
Museo dell'Emigrazione Marchigiana, Recanati
icona
CACCIA AL VERSO SMARRITO
San Pietrino - IAT Tipico Tips, Recanati
icona
ARCHEOLOGIZZATI!
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
DENTRO L'OPERA DI LORENZO LOTTO
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
GIACOMINO, IL GRANDE POETA!
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
HO UNA STRANA SENSAZIONE
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
I GIOVANI FAVOLOSI
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
IL GATTO DI LOTTO E ALTRI AMICI DI ARTE
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
LA POESIA DEGLI OCCHI
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
LOTTO A COLORI SEMPRE VIVI!
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
OLTRE LA SIEPE
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
QUANTO PESA UN METRO CUBO D’INFINITO?
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
SVEGLIA IL FELINO CHE E' IN TE!
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
UNA PROSPETTIVA IN SEQUENZA
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
UNA VOCE SENZA PAROLE: LA POESIA DEI 5 SENSI
Villa Colloredo Mels, Recanati
icona
SEI SICURO DI NON PERDERTI?
Villa Colloredo Mels + Torre del Moro + centro storico, Recanati
cerca mostre
città
categoria
[X]
data
parola chiave
avvia ricerca
cerca
immagine
immagine
immagine
immagine
immagine
immagine
Area archeologica di Colombarone
approfondimenti
GROTTAGLIE visita speciale per ipovedenti
"Un museo a misura di bambino" NARNI Palazzo Eroli
video
GERMANICO RACCONTA /Amelia (Tr)
VIDEO Benozzo Gozzoli e Montefalco
GERMANICO RACCONTA /Amelia (Tr)