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VETTOR PISANI. LABIRINTI
Spoleto (PG), Palazzo Collicola Arti Visive
27 ottobre 2012 - 27 gennaio 2013
VETTOR PISANI. LABIRINTI
Inaugurazione: Sabato 27 Ottobre 2012 ore 12
Categoria: Arte contemporanea
Con la collaborazione di: Cassa di Risparmio di Spoleto
Palazzo Collicola Arti Visive, in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Spoleto, presenta un omaggio al grande artista VETTOR PISANI, tragicamente scomparso nel 2011 dopo una carriera dai prestigiosi riconoscimenti italiani ed internazionali. LABIRINTI è un progetto nato per le sale del museo spoletino, un viaggio prezioso voluto dalla moglie e sodale Mimma Pisani, fedele voce di completamento poetico, sorta di memoria narrante che ha raccordato le mille facce di questo visionario esoterico e inclassificabile, alchimista di immagini e concetti, maestro di metafore e incroci filosofici.

Scrisse Danilo Eccher: “Il labirinto è l’emblema intellettuale della ricerca di Vettor Pisani; il suo vagare contraddittorio, la prospettiva riflessa, la razionalità occulta, rappresentano quell’assenza labirintica che condiziona il procedere e accentua il distacco e lo spaesamento. Ogni procedere critico attorno all’opera di Vettor Pisani non può che abbandonarsi allo sconcerto del labirinto, alla voragine inquietante di un’erranza priva di certezze eppure costantemente protesa verso la verità. Non la verità banale e quotidiana di una realtà scontata, ovvia, dichiarata, bensì quella metafisica, inconsistente, fuggevole, una verità esoterica che in quanto tale, proprio perché indicibile, necessita di approcci guidati, riti liturgici, processi iniziatici….”

Labirinto come viaggio nell’enigma, dentro un percorso iniziatico di graduale conoscenza che conduce verso l’incanto della poesia, paesaggio ultimo in cui è ancora possibile l’emozione profonda. Il labirinto di Vettor resta luogo di profondità e simboli, maschere e processi metaforici, ombre mobili e utopie aperte, turbamenti e avventure radicali.

Mimma Pisani: “…Lo scandalo dell’opera di Vettor Pisani è saper ricordare, rielaborare, associare paradossalmente e liberamente le immagini del mito e della realtà, dell’arte e della pubblicità, delle metamorfosi animali e del luogo fondante dell’Altrove…”

VETTOR PISANI. LABIRINTI
Danilo Eccher: “L’arte genera ed è generata da una coscienza teosofica che è anelito conoscitivo, coscienza della profonda dicotomia fra essenza ed apparenza, consapevolezza di una verità ‘altra’ oltre la superficie, a cui è possibile giungere solo con l’attraversamento della parola e dell’immagine. Si determina così la strategia dell’ermetismo, inteso non solo come procedimento linguistico, ma come comportamento intellettuale, come agire sospeso sopra il mondo, oltre la storia, nelle profondità dell’esistenza. L’ermetismo è il volto procedurale dell’enigma, segna il passo all’interno del labirinto, propone la maschera simbolica e consente la leggerezza necessaria all’attraversamento dell’immagine…” La mostra si trasforma in un rito iniziatico che chiede ermetismo e simboli. Non esistono messaggi didascalici poiché tutta l’arte di Pisani cresce per suggestioni visionarie, costruzioni allegoriche, incanti poetici, figure simboliche che tracciano un nuovo labirinto e ricompongono l’enigma. In tale contesto la figura femminile rappresenta l’ideale di bellezza, una catarsi sensoriale che rafforza il processo di conoscenza dentro i misteri dei molti simboli. Le opere si popolano così di Sfingi e coniglietti, di Sorella Tre puntine e Germano, di Rose Baby Cresta e piramidi, simboli rosacrociati e massonici, protagonisti indecifrabili di un teatro oltre il tempo e oltre l’apparenza. Le installazioni rappresentano una dimensione spaziale intesa come luogo liturgico, territorio magico nel quale i simboli riacquistano il loro corpo, la loro fisicità, per compiere la loro “funzione” e scegliere la loro voce. La costruzione visiva rappresenta una porta d’ingresso al labirinto, un accesso conoscitivo in cui l’enigma simbolico racchiude il senso dell’agire artistico. Mimma Pisani: “L’artista arruola come ready-made icone del culto popolare, confondendo le grammatiche dell’esoterismo e della religione cattolica, dello gnosticismo e dell’attualità. Attributi dell’immediatezza, soluzioni fulminee dell’ironia, una certa immaginazione surriscaldata, un disarmante slittamento del significato, un non detto rinegoziato, una celebrazione del femminile, della sua sovranità caratterizzano il complesso delle opere. I titoli lacerano i tabù del linguaggio, lanciano uno sguardo indiscreto negli angoli d’ombra del sacro, sembrano messi da un gaffeur sottratto a Jankélévitch, presuppongono sdoppiamento, agilità infinita, nascondimento ed esibizione dell’inesprimibile.”

Vettor Pisani nasce a Napoli nel 1934. Nel 1970 si trasferisce a Roma dove tiene la sua prima personale presso la Galleria La Salita dal titolo “Maschile, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp”. La dottrina dei Rosacroce, i riti alchemici e le filosofie esoteriche sono alcuni dei riferimenti contenuti nei lavori esposti, incentrati sul mistero della Sfinge, sul mito di Edipo e sulla figura di Duchamp. Agli inizi degli anni Settanta realizza alcune scenografie teatrali. Il teatro diventa luogo iniziatico e metafora in cui convergono archetipi dell’immaginario collettivo, rimandi simbolici e mitologici. Nel 1972 viene invitato a “Documenta 5” di Kassel ed espone Lo scorrevole. Nel dicembre 1975 realizza alla Galleria Sperone di Roma l’azione Il coniglio non ama Joseph Beuys, replicata a Bologna nel 1977, che propone una riflessione critica sulla poetica dell’artista tedesco. Nel 1976 presenta alla Biennale di Venezia l’opera Theatrum. La sua attività è caratterizzata da richiami all’esoterismo, alla simbologia dei Rosacroce e della Massoneria, mantenendo sempre una forma di teatro comico-didattico. Tra i momenti in cui il ciclo di lavori si esplica si ricordano Il Teatro di Edipo, il Teatro della Vergine, l’Isola Azzurra, Il Teatro della Sfinge, Il Teatro di Cristallo. Oltre alla Biennale di Venezia del 1972, Pisani partecipa alle edizioni del 1976, 1978, 1984, 1986, 1990 e 1995, alle Quadriennali di Roma del 1973, 1986 e 1992, oltre a mostre come Avanguardia/Transavanguardia a Roma e Italian Art Now: an american Perspective al Guggenheim Museum di New York nel 1982; Arte Italiana 1960-1982 alla Hayward Gallery di Londra nel 1982, Terrae Motus e Terrae Motus 2 a Villa Campolieto ad Ercolano nel 1986 e al Grand Palais di Parigi nel 1987; Beuys zu Ehren, Stadtische Galerie in Lenbachhaus, Monaco, 1986; Mythos Italien, Bayerische Staatsgemaeldesammlungen di Monaco, 1988. Nel 1982 il Museum Folkwang di Essen gli ha dedicato una mostra antologica, seguita da quelle organizzate nel 1990 a Valencia e alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento nel 1992. Nel 1997 è presente alla mostra Pittura italiana da Collezioni Italiane presso il Castello di Rivoli. Partecipa a Minimalia. Da Giacomo Balla a … (1997-2000: Venezia, Palazzo Querini Dubois; Roma, Palazzo delle Esposizioni; New York, P.S.1), a cura di Achille Bonito Oliva. Nel 2005 partecipa con tre opere alla mostra Il Bello e le bestie - Metamorfosi, artifici e ibridi dal mito all’immaginario scientifico presso il MART di Rovereto, a cura di Lea Vergine e Giorgio Verzotti. Nel 2007 con L’Isola interiore. Isolamenti e Follia, a cura di Achille Bonito Oliva, partecipa come evento collaterale alla Biennale di Venezia. Nel 2009 partecipa con l’opera “Concerto invisibile di Gino De Dominicis” alla mostra di apertura della Fondazione Galleria Civica di Trento e con “Venere di Cioccolato” alla mostra Inganni ad arte. Meraviglie del trompe l’oeil dall’antichità al contemporaneo a Palazzo Strozzi di Firenze. Muore a Roma nell’agosto 2011.


Autore: Sistema Museo
Data di pubblicazione: 12 dicembre 2012
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