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GIOIELLI COME SCULTURE / SCULTURE COME GIOIELLI
Spoleto (PG), Palazzo Collicola Arti Visive
07-29 luglio 2018
GIOIELLI COME SCULTURE / SCULTURE COME GIOIELLI
GIORGIO FACCHINI dialoga con le opere della Collezione Carandente… ad accompagnarlo nel prezioso viaggio i gioielli di Arman, Bury, Calder, Fontana, Lichtenstein, Picasso, A. Pomodoro, G. Pomodoro...
Inaugurazione: SABATO 7 LUGLIO alle ore 12:00
A cura di: Gianluca Marziani
Categoria: Arte contemporanea
Giorgio Facchini, marchigiano, scultore del gioiello contemporaneo, torna a Spoleto con una mostra dentro la Collezione Carandente di Palazzo Collicola Arti Visive. Si tratta di una selezione tra i pezzi unici dell'autore pesarese, oltre ad una scultura da esterni, tutti realizzati dagli anni Sessanta ad oggi, seguendo un filo cronologico che si dirama lungo molteplici chiavi figurative. La qualità esecutiva, il tema visionario e la forza espressiva caricano di contenuti la sua dialettica tra l’oro e l’arte del Novecento, in un processo iconografico che tocca Informale, Surrealismo, Spazialismo, Arte Cinetica e Costruttivismo. I pezzi firmati Facchini dialogano con diverse opere della Collezione Carandente, interessanti duetti in cui le sue creazioni, allestite dentro teche di protezione, entrano in sintonia virtuosa con l'opera prescelta. Un progetto unico, pensato con approccio artistico, strutturato per dare al gioiello il carattere universale di scultura pura dalle piccole dimensioni. 

Gianluca Marziani: “La scultura da esterni con altezze umane, un monolite scuro dalle trame complesse, sfida la visione intima e crea il cortocircuito tra la scala del macro e la dimensione raccolta del micro. Un’opera che offre il ponte iconico tra gioiello scultoreo e scultura minuziosa, dove le ragioni del rilievo ribadiscono l’approccio ibrido di un autore dall’indole slittante e contaminata. Se il gioiello ambisce al corpo come fosse uno spazio installativo, così la scultura in fusione contrae la sua anima in un gigantismo delle preziosità dal cuore modellistico.”

Tommaso Trini: “Che la scultura innervi ogni artefatto prodotto nel suo atelier di Fano, lo dimostra appieno la circolarità degli elementi raffigurati. Segni simbolici e figure allegoriche si coniugano sempre per formare un concerto plastico, un coro cromatico, di singolare eloquenza in tondo, anche se annodati su un piano. Facchini crea raffinate sculture, aperte all’ambiente, senza gonfiarle in monumenti chiassosi. Preferisce gli incontri ermetici. Egualmente circolare è il costrutto geometrico dei suoi gioielli di fama internazionale. Che non abbracciano solo i polsi che pulsano di vita, ma fasciano l’orecchio e il petto come costrutti convessi, una convessità già tanto cara ai dipinti di De Chirico. In loro, Facchini fa circolare un flusso di pietre e metalli preziosi, arcuato su scudi di luce. La forza dell’essenza rende le composizioni tanto più esemplari quanto essenziali…”

Carlo Bo: “Facchini nasce orafo e poi diventa scultore. Un po’ come dire che sul solco della tradizione familiare, ha saputo innestare un nuovo ramo di invenzione e creazione. Si potrebbe anche sostenere che a forza di perfezionare le sue prime ragioni ne ha colto, in un secondo momento, delle appendici di verità e penetrazione…”

Vittorio Rubiu: “Punto di partenza del suo stile è quello di rifarsi a qualche forma primordiale o simbolica, di dipartirsi dalla geometria ma per riattivarla, secondo un’intenzionalità più intima e nascosta. E sempre, va detto, con un gusto selezionatissimo della materia, un’invenzione, una sperimentazione che poco hanno a che vedere con la nozione tradizionale di oreficeria. Donde il costante interesse per la scultura, e la sua capacità, appunto, di applicare al gioiello il tema spaziale della scultura, con un’intensità, una perspicuità e fermezza d’impianto che sfidano la minuzia dell’esecuzione, per quanto ricca e mirabile…”

Giancarlo Menotti: “Come tutti sanno l’oro è malefico ma nelle mani di un artista come Facchini può diventare fragile e delicato come una frase melodica.”

Gianluca Marziani: “Pensare la scultura indossabile come un viaggio dal micro al macro, dove non conta la dimensione ma l’equilibrio, l’armonia spaziale, la tensione compressa. I gioielli di Facchini nascono da una progettazione che somiglia ai passaggi modulari di uno scultore, quando ingigantisce i disegni e ne ricava visioni spiazzanti; qui si tratta di un processo al contrario, dove il disegno viene plasmato a misura di volume da indossare.”

Gli artisti prescelti per il dialogo sono Alexander Calder, Sol LeWitt, Leoncillo, Beverly Pepper, Carla Accardi, Franco Angeli, Fausto Melotti, Giuseppe Capogrossi, Mario Schifano, Toti Scialoja, Luigi Ontani, Mario Ceroli, Henry Moore, Giuseppe Uncini, Alberto Garutti, Gianni Dessì, Shay Frisch, Giovanni Albanese

Una sezione speciale della mostra presenta alcuni gioielli realizzati da grandi artisti del Novecento. In una sala si vedranno preziose opere che Facchini e Marziani hanno selezionato tra le migliori proposte disponibili sul mercato internazionale. Capolavori di Arman, Pol Bury, Alexander Calder, Lucio Fontana, Roy Lichtenstein, Niki de Saint Phalle, Pablo Picasso, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro...

COLLEZIONE CARANDENTE  ll progetto della Collezione Carandente cresce su fondamenta solide, lungo radici mai statiche che parlano dell’arte italiana nella seconda metà del Novecento, di scultori ormai leggendari, di nomi internazionali ma anche di artisti territoriali che hanno alimentato la coscienza culturale di Spoleto (ed estesi dintorni). Le fondamenta di questo museo riguardano il nucleo storico della sua collezione, un patrimonio che Giovanni Carandente ha costruito con dedizione e passione, documentando le vicende artistiche spoletine, i sogni progettuali (Sculture nella città), gli appuntamenti fissi (Premio Spoleto, Festival dei Due Mondi), il Gruppo di Spoleto, le ricerche dei maestri italiani e stranieri, fino al legame speciale con Leoncillo Leonardi, il più importante tra gli artisti “locali”, inventore del Premio Spoleto, tra i principali artefici della maturazione culturale cittadina. Era necessario ripartire da qui: dai pregi filologici del patrimonio, dalle sue peculiarità iconografiche, dai connubi privati che sono diventati la coscienza storica del progetto e delle sue necessarie evoluzioni. Su tali basi, convinti che una collezione debba seguire lo spirito del tempo, bisognava plasmare un nuovo assetto espositivo, creando allestimenti più rigorosi e connettivi, usando il bianco come contrappunto vivo, invitando il pubblico a una rinata empatia, a un viaggio emotivo e sensoriale, a una narrazione assonante tra memoria e futuro.

BIOGRAFIA  Giorgio Facchini nasce a Fano nel 1947. Da giovanissimo, mentre si dedica al disegno, frequenta lo studio di uno zio orafo. In seguito incontra lo scultore Edgardo Mannucci, fondamentale per la sua formazione, nel frattempo prosegue i suoi studi a Venezia. Esordisce con alcuni gioielli prima informali e poi spazialisti, eseguiti con la tecnica dell’osso di seppia. La prima mostra avviene alla Galleria Fanesi di Ancona. Nel 1967 vince il primo premio alla Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 1969 inizia a creare i gioielli cinetici. Nello stesso anno lo invita Pierre Cardin a Parigi per presentare i gioielli assieme alle collezioni moda autunno/inverno. Nel 1970 partecipa ad una mostra da Fumanti, gioielleria romana specializzata in pezzi d’artista. Sempre nel ‘70 le mostre alla Galleria Levi di Milano, La Nuova Pesa di Roma, La Triennale a Milano. Nel 1971 vince il Primo Premio alla VI Biennale d’arte del Metallo di Gubbio. Nel 1972 espone alla gioielleria Drummonds di Melbourne. In questi anni cresce il suo legame con il Festival dei Due Mondi, finché nel 1974 conia la medaglia in oro commissionata dal Festival. Nello stesso anno espone negli Stati Uniti al Wichita Museum. Nel 1981 una nuova personale da Drummonds, poi tocca ad una grande mostra alla Pinacoteca di Macerata. Nel 1992 partecipa a Oro d’Autore. Nel 1997 ha una personale presso il Museo Archeologico di Milano. Il 2001 vede mostre di rilievo presso Palazzo Pitti a Firenze e Mole Vanvitelliana di Ancona. Nel 2006 riceve un omaggio dentro la Rassegna Internazionale G.B. Salvi a Sassoferrato. Nel 2009 partecipa alla mostra “La scultura italiana nel gioiello d’artista dalla seconda metà del 900” al Museo Attilio e Cleofe Gaffoglio di Rapallo. Nel 2010 espone alla Galleria Antichità Sturni di Roma. Oltre ai gioielli Facchini si dedica alla scultura e alla medaglistica. E’ stato docente di discipline plastiche all’Accademia di Belle Arti di Macerata e all’Accademia di Brera a Milano.


Info e prenotazioni:
info@palazzocollicola.it
Autore: Sistema Museo
Data di pubblicazione: 28 giugno 2018
 
La mostra, a cura di Gianluca Marziani, è inserita nel programma ufficiale del Festival dei Due Mondi. 

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